23 Febbraio 2025 | Letteratura, Recensioni

Autore: Oyamada Hiroko
Anno di pubblicazione: 2021
Traduzione: Gianluca Coci
Editore: Neri Pozza
Yoshiko è una giovane neolaureata in ambito umanistico che, seppur con un certo timore, accetta di lavorare per una fabbrica in città, nonostante il contratto a tempo determinato e le tante domande senza risposta circa quel luogo oscuro. La sua mansione? Distruggere documenti inserendoli in un macchinario, per tutto il giorno, dalle 9 alle 17:30. La stessa Yoshiko si chiede se una mansione del genere meriti addirittura uno stipendio.
Anche Yoshio inizia a lavorare per la fabbrica, come biologo esperto di muschi. La sua mansione? Dirigere l’ambiguo ufficio “sviluppo tetti verdi” totalmente da solo, dal momento che prima del suo arrivo tale ufficio nemmeno esisteva. È davvero questo lavoro ciò per cui dovrebbe gioire un giovane brillante come lui, secondo il professore universitario che lo aveva incoraggiato ad accettare l’offerta? Non vede come ciò sia meglio di fare ricerca nella sua piccola e poco rinomata università.
Ushiyama, invece, aveva già un lavoro stabile, circondato dai computer, oggetti per cui aveva dedicato praticamente tutto se stesso, ma un licenziamento in tronco senza alcuna spiegazione lo ha condotto alla fabbrica. La sua mansione? Correggere bozze al reparto “dati e documenti” della fabbrica. Da circuiti, schede madri e schermi a tradizionali carta e matite, tutto il giorno, anche quando errori nelle bozze non ce ne sono. Dovrebbe ritenersi fortunato? Non sa bene cosa pensare.
La fabbrica è lo specchio della condizione lavorativa del Giappone contemporaneo, la rappresentazione di come dedicarsi solo ed esclusivamente al lavoro sia a dir poco alienante e controproducente. Nonostante la fabbrica sia grande e rifornita come una città, nonostante goda di un apparato di risorse umane a dir poco eccellente, nonostante i servizi che offre. I tre protagonisti, infatti, si sentono a dir poco dei pesci fuor d’acqua in mezzo ai colleghi che paiono perfettamente integrati – e sottomessi – alla mole e alle condizioni di lavoro di quel luogo così strano, inquietante e ricoperto quasi da un velo mistico. Si troveranno spesso a riflettere sulla loro condizione, osservando la natura che circonda quegli edifici, e il ponte a due corsie così grande da creare un senso di vertigine, specialmente in Yoshiko, alla sola vista. Chissà cosa si cela al di là di quel ponte, e cosa sono questi uccelli strani…e perché mai dovrebbero esserci le nutrie? In Giappone, poi. Oh, e qualcuno ha mai capito di che cosa si occupi la fabbrica? – l’immaginazione è tutto ciò che resta ai tre giovani.
La scrittura di Oyamada rende questo libro una lettura a dir poco innovativa e accattivante, volutamente lenta e “monotona”, raccontando anche fatti all’apparenza poco importanti, e rendendoci partecipi dei pensieri di ogni personaggio. Il fine è quello di suscitare nel lettore lo stesso senso di alienazione provato dai tre protagonisti, il ritrovarsi totalmente spaesati e vedere le proprie certezze crollare di fronte a una realtà ben diversa da quella a cui si è abituati secondo le tipiche narrazioni. Si è, di conseguenza, invogliati a voltare pagina, con la curiosità e l’impegno di voler sapere di più circa quella strana fabbrica.
Il finale, come spesso accade nella letteratura giapponese, è aperto, ma l’idea di fondo della denuncia sociale è assolutamente tangibile: l’autrice illustra le condizioni che moltissimi giovani sono costretti ad accettare, senza alternative, a fronte di una società che basa il valore degli esseri umani sul possedere un contratto a tempo indeterminato in una grande azienda, possibilmente una multinazionale. Oyamada provoca il lettore, lo invita ad aprire gli occhi davanti al problema che, come comunità umana, si ha e si deve affrontare, e lo fa con un racconto breve, da leggere in un fine settimana, ma che aleggerà nei vostri pensieri per ben più tempo.
Una lettura totalmente consigliata per esplorare gli aspetti più sociologici del Giappone odierno.
Recensione di Alessandra Bertonazzi
16 Febbraio 2025 | Letteratura, Recensioni

Autrice: Kirino Natsuo
Traduzione: Gianluca Coci
Editore: Neri Pozza
Edizione: 2011
Kirino Natsuo, una delle voci più intense del noir giapponese contemporaneo, con “Una storia crudele“, presenta un romanzo che sfida il lettore ad immergersi in un racconto oscuro e ambiguo. Lontano dai thriller convenzionali, questo libro si distingue per la sua capacità di mescolare psicologia, tensione e introspezione in una narrazione stratificata e ipnotica.
“Una storia crudele” di Kirino Natsuo è un thriller psicologico che esplora il confine tra realtà e finzione. Una scrittrice affermata, segnata da un passato travagliato, scompare misteriosamente, lasciando dietro di sé un manoscritto inquietante. Mentre il marito e un editore cercano di
comprenderne il contenuto, emergono verità scomode e ambigue. Ciò che colpisce maggiormente è la costruzione della protagonista, un personaggio complesso e stratificato che sfugge a facili classificazioni. Kirino evita di dipingere figure
stereotipate, preferendo esplorare le contraddizioni e le ambiguità della psiche umana. Anche i personaggi secondari, pur meno centrali, sono tratteggiati con grande attenzione, contribuendo a creare un mosaico di relazioni e dinamiche psicologiche affascinanti.
Attraverso una narrazione stratificata, il romanzo indaga memoria, trauma e potere delle storie nel plasmare la realtà.
La struttura del romanzo è una delle sue caratteristiche più affascinanti. Kirino gioca con ilconcetto di metanarrazione, intrecciando presente e passato, verità e finzione, attraverso un espediente narrativo che trascina il lettore non labirinto di segreti, per costruire un racconto
che si svela lentamente.
A differenza di un classico thriller, il romanzo non punta su colpi di scena frenetici o su un ritmo incalzante, ma gioca sulla tensione psicologica e sull’ambiguità narrativa. La scrittura di Kirino è chirurgica: non c’è spazio per il superfluo, ogni parola è pensata per insinuare dubbi e lasciare spazio all’interpretazione, contribuendo a creare un’atmosfera a carica di tensione, sospesa tra inquietudine e malinconia. L’intreccio è studiato per disorientare il lettore, conducendolo gradualmente verso una realtà sempre più sfuggente.
Ciò che rende “Una storia crudele” un’opera così potente è la sua capacità di affrontare temi profondi senza mai cadere nel sensazionalismo. Kirino esplora il trauma, la memoria e il potere della scrittura come mezzo per elaborare il passato. Il romanzo non offre risposte definitive, ma costringe il lettore ad interrogarsi sulla natura della verità e sulla complessità
delle esperienze umane.
“Una storia crudele” è un thriller psicologico che lascia il segno.
Con la sua scrittura asciutta e tagliente, Kirino costruisce una storia che trascina il lettore in un’atmosfera cupa e disturbante, dove il confine tra verità e illusione si fa sempre più sottile. Kirino Natsuo confeziona un thriller psicologico sofisticato, in cui la tensione non nasce dall’azione ma dall’introspezione e dalla complessità dei suoi personaggi. Il romanzo si sviluppa come un’indagine sulla mente umana, affrontando temi delicati e
profondi con uno stile elegante e incisivo, attraverso storie psicologicamente complesse è un tipo di narrazione che mette in discussione la percezione e la realtà.
Recensione di Giulia Erriquez
6 Febbraio 2025 | Letteratura, Rassegna
🕵🏻♂️ Ben ritrovati! Oggi siamo qui per parlarvi del quinto protagonista della rassegna Giallo Giappone, dedicata a tutti gli appassionati di gialli, ma soprattutto di gialli giapponesi!
📚 Higashino Keigo è uno dei più importanti scrittori giapponesi degli ultimi decenni, autore principalmente di mystery. Originario di Ōsaka, una volta iniziata la sua carriera di scrittore dopo un periodo come ingegnere presso la Denso (parte del gruppo Toyota), si trasferisce a Tōkyō. Dalle sue celebri opere sono stati tratti numerosi film. È autore anche di saggi e libri di storia per bambini.
“Il segreto del lago” (trad. Paola Scrolavezza, Dalai Editore 2007) narra la vicenda di quattro coppie di genitori che decidono di trascorrere l’intera estate nella villa di uno di loro, dove un insegnante privato impartirà ai figli lezioni per permettere loro di passare gli esami di ammissione alla scuola superiore. La casa si trova lungo le sponde del lago Himegami, un luogo all’apparenza perfetto, dietro il quale, tuttavia, si percepisce l’ansia degli studenti e una coesione decisamente eccessiva tra i genitori. Solo uno di quest’ultimi, Shunsuke Namiki, che si unisce al gruppo per ultimo, sembra estraneo a queste emozioni tanto negative: non vuole forzare le scelte del figlie adottivo e in ogni caso è occupato dal divorzio con la moglie, nonché impegnato in una relazione con la sua segretaria. Fino a quando la sua amante non viene trovata morta, e sua moglie confessa l’omicidio. Namiki è sconvolto, e soprattutto divorato dai dubbi di fronte alla partecipazione attiva degli altri genitori nel trovare il colpevole. Per questo inizia ad indagare. Perché mai sei persone rispettabili dovrebbero correre il rischio di complicità in un omicidio? Per pura amicizia? Tensioni, verità non dette e dilemmi etici e morali faranno da sfondo alle indagini di Namiki, ma lui stesso dovrà inevitabilmente piegarsi a un compromesso fatale, senza alcuna via di scampo, se non il silenzio.
📍Dove
Biblioteca SalaBorsa
Piazza del Nettuno, 3, 40124 Bologna
📆 Quando
Mercoledì 26/02/2025, h 18:00
Vi aspettiamo!

26 Gennaio 2025 | Letteratura

Autrice: Togawa Masako
Traduzione: Antonietta Pastore
Editore: Marsilio
Edizione: 2023
“Diario di un seduttore” è un romanzo di Togawa Masako pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1963. L’autrice, nata nel 1931, ha esordito nel panorama letterario giapponese negli anni ’60 e si è rapidamente distinta per la sua prosa intima e accattivante che incuriosisce il lettore immergendolo nelle vicende dei suoi personaggi.
Tra le sue opere più celebri c’è proprio “Diario di un seduttore”, un romanzo psicologico dalle caratteristiche noir. Il protagonista è Ichirō Honda, a inizio romanzo un concierge dell’albergo di Tokyo in cui alloggia lo descrive come un uomo di successo dalla condotta ineccepibile sposato con una donna ricca dalla quale fa ritorno ogni fine settimana. Proseguendo con il romanzo si scopre però che Ichiro durante la settimana si svaga per locali facendo della seduzione un’arte e quasi un secondo lavoro. Egli infatti ha una seconda vita, con tanto di nome, documenti e alloggio falso, di cui documenta ogni conquista amorosa descrivendola approfonditamente su un quaderno intitolato: “Diario di un seduttore”.
Le cose cambiano però quando le sue amanti cominciano misteriosamente a essere ritrovate morte e Ichiro si rende conto che quel suo diario, se trovato, potrebbe diventare un’ingannevole prova ai suoi danni. Comincia quindi un’intrigante giallo noir che si snocciola tra locali notturni di Shibuya, donatori di sangue, vecchie conoscenze del protagonista e avvocati dalle intuizioni acute. L’autrice costruisce una storia dal climax crescente che rende il lettore curioso e immerso nella lettura fino ad arrivare nelle ultime pagine in cui al culmine della tensione emotiva essa viene dissipata attraverso un’inquietante colpo di scena che scioglie i molteplici misteri accumulati durante l’indagine.
La scrittura di Togawa non si limita a raccontare una storia di seduzione, ma esplora i temi più ampi della solitudine, del desiderio insoddisfatto e del conflitto interiore, creando un ritratto psicologico complesso e affascinante delle donne che puntellano la vita del protagonista. La narrazione, centrata sul suo punto di vista, permette al lettore di entrare nella mente di Ichirō e osservare il suo comportamento enigmatico e vulnerabile.
Recensione di Margherita De Pasquale
12 Gennaio 2025 | Letteratura, Recensioni

Autore: Matsumoto Seichō
Traduzione: Gala Maria Follaco
Editore: Adelphi
Edizione: 2018 (ebook)
Ten to Sen (tradotto in inglese con il titolo di “Tōkyō Express”) si apre con la morte di un funzionario del Ministero dei Trasporti trovato accanto al cadavere di una donna che pare essersi suicidata insieme a lui, sulla costa di Kyūshū. La cosa viene archiviata come un suicidio d’amore, ma l’ispettore Torigai, protagonista del libro, sospetta che la tragica vicenda non sia in fondo quello che appare.
Pubblicato nel 1958, il testo presenta una quasi ossessiva descrizione di puntualità e progresso tecnologico in un paese che si trova a dover fare i conti con il cambiamento: Matsumoto ci porta, in una corsa contro il tempo e contro gli orari dei treni, in un viaggio attraverso il Giappone del Secondo Dopoguerra, in una narrazione avvincente che denota una profonda denuncia sociale.
L’isolamento del viaggiatore riflette la medesima precarietà di un mondo che si trova a dover ricostruirsi dopo la distruzione che la guerra ha arrecato: siamo partecipi di una società in cui il senso del dovere deve venire a compromessi con la corruzione e l’ambizione personale, in un mondo sospeso tra interessi contrastanti, in cui l’unico conforto pare essere dato dalla precarietà stessa, dalle fredde luci al neon dello spazio liminale delle stazioni alle viste paesaggistiche della costa giapponese, in una profonda malinconia.
Il graduale susseguirsi delle vicende premia il lettore attento e paziente: Matsumoto è in grado di creare una graduale tensione, che attraverso ogni singolo dettaglio si risolve in un finale dove tutti i pezzi combaciano, ma che riesce tuttavia a sconvolgere il lettore più attento.
Un romanzo meticolosamente architettato, un’indagine dal ritmo calcolato, resa viva dallo spaccato di vita quotidiana che Matsumoto così abilmente dipinge: un romanzo degno dell’attenzione che esso stesso esige dai suoi lettori.
Recensione di Francesco Meco
8 Gennaio 2025 | Letteratura, Rassegna
🕵🏻♂️ Ben ritrovati! Oggi siamo qui per parlarvi del quarto protagonista della rassegna Giallo Giappone, dedicata a tutti gli appassionati di gialli, ma soprattutto di gialli giapponesi!
📚 Natsuki Shizuko (Tōkyō 1938 – Fukuoka 2016) ha pubblicato circa cento romanzi polizieschi. “Omicidio al monte Fuji”, del 1982, è la sua opera più illustre, da cui sono state tratte diverse trasposizioni cinematografiche.
È considerata l’Agatha Christie giapponese.
“Omicidio al monte Fuji” (trad. Laura Testaverde, Mondadori 2022) narra la storia di Ichijō Harumi, venticinquenne che sogna di fare la drammaturga. Per supportare economicamente questo suo sogno, dà lezioni private di inglese a Mako, giovane ereditiera della famiglia Watsuji, magnati dell’industria farmaceutica giapponese.
Mentre Harumi si trova a casa dei Watsuji per aiutare Mako con la sua tesi e festeggiare il Nuovo Anno, viene a conoscenza di un fatto sconvolgente: la sua allieva sostiene di aver ucciso Yohē, il capofamiglia. Egli avrebbe tentato di violentare la nipote, che si sarebbe difesa pugnalandolo con un coltello da frutta. La famiglia Watsuji copre da subito il caso, per proteggere Mako e il loro onore. Due detective si occuperanno di questo omicidio: Nakazato Ukyō e Tsurumi Saburō. A mano a mano che le indagini della polizia procedono, Harumi, coinvolta suo malgrado nella vicenda, si rende conto che le cose non stanno esattamente come i Watsuji vogliono farle apparire, e si trova davanti un tremendo dilemma.
📍Dove
Biblioteca SalaBorsa
Piazza del Nettuno, 3, 40124 Bologna
📆 Quando
Mercoledì 29/01/2025, h 18:00
Vi aspettiamo!
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#natsukishizuko #giappone

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